Martedì 02 Settembre 2014

DOJU FREIRE, TRA DANZA E SPIRITUALITÀ ZEN

 

LA MONACA BUDDHISTA INCONTRA VADO

 

 

monaca2Imparare o rimparare a cogliere l'attimo, la bellezza del momento. E ad ascoltare. Coltivando il silenzio. E' con questa parole che la monaca buddhista Doju Freire abbraccia Vado Ligure, nell'incontro di questo pomeriggio presso la sede dell'Unisabazia. Lo fa con l'eleganza che la contraddistingue, frutto di anni di danza, e quella voce pacata e tranquilla di chi con la spiritualità zen è solito convivere. Perché, come lei stessa sottolinea, se lo zen resta chiuso nella stanza in cui si medita, muore. Come una perla che non prende luce. E' una dottrina che deve sposare la quotidianità. Deve imprimersi in essa, caratterizzarla, farla propria. Influenzarla.
Le giornate di Doju iniziano all'alba. "Mi do in pasto alla vita – racconta – non voglio sprecarne nemmeno un istante. Insegno danza, curo i miei gatti, scrivo poesie e pratico la calligrafia cinese antica. E medito. Non potrei farne a meno. Per me è come mangiare, come dormire. Un bisogno primario. Ora so che non sono stata io ad essere andata incontro allo zen. E' stato lui ad aver scelto me. Cambiando la mia vita».

Doju ha 58 anni, ma ne dimostra almeno 10 di meno. In ogni sorriso si intravede la sua terra, il Brasile. Quei colori, quei suoni, sono dentro di lei. Dice di conservare il proprio paese nella pancia, all'interno, anche se è in Italia da più da quasi quarant'anni. Quasi come in un curioso paradosso, l'allegria di un Sud America che balla sposa la spiritualità orientale. Due mondi apparentemente distanti che in Doju si intersecano. E si fondono. Come piccoli pezzi che combaciano perfettamente in un mosaico enorme.
«L'interiorità mi ha sempre affascinata – continua la monaca Freire – e così decisi di intraprendere gli studi di psicologia. Da lì al buddhismo il passo fu breve. Iniziai a meditare quando ero molto giovane. Lo zen arrivò in seguito. Ricordo che a Fossano, il mio paese,  venne un monaco che creò uno spazio meditativo presso un circolo culturale. Fui immediatamente assorbita da quella filosofia e dalla spiritualità che la caratterizza. Da quel momento la mia vita non è stata più la stessa e lo zen è diventato parte di me. Del mio essere, della mia persona. Oggi, a distanza di molti anni e dopo una continua ricerca interiore, ho trovato la mia tranquillità, frutto di una pratica quotidiana. Lo zen è funzionale alla mia esistenza, che ormai ne ha preso la forma».

Doju ha gli occhi scuri, come le fave di cacao della sua terra. Accompagna le parole con movimenti aggraziati. E' una ballerina, lo si vede in ogni gesto. Ed è stata proprio la danza, ancor prima delle tradizioni zen e buddhista, ad averla spinta alla ricerca e allo studio delle emozioni. Perché è una comunicazione non verbale, perché esprime con il silenzio. Quello stesso silenzio che rende consapevoli. Di sé e del mondo.
La personalità di Doju, si regala al mondo in forme diverse. Nei lavori di improvvisazione con il corpo, nelle poesie, nella realizzazione di scritte nell'antica lingua cinese. E l'arte diventa lo strumento per trovarsi e ritrovarsi, per fare da sostegno allo sviluppo interiore. Quella stessa arte che per Doju è un mezzo di comunicazione verso gli altri. Che restano incantati ad ascoltarla. Erano tante le persone che oggi si sono sedute di fronte a lei. Curiose e affascinate. Magnetica nella sua semplicità, Doju Freire, direttrice in Italia del Global Peace Iniziative of Women, ha intrattenuto i partecipanti all'incontro per quasi due ore. Raccontando la tradizione zen. Raccontando se stessa, i viaggi in India e nell'estremo Oriente, l'amore per la danza, la ricerca infinita della pace interiore, della serenità.
Che si pratichi o no, lo zen porta con sé un fascino antico. E l'idea che forse è davvero possibile allontanarsi, almeno per un po', dalla vita quotidiana per rifugiarsi in una dimensione diversa. Più autentica, più semplice. Basta restare immobili. Sedersi, respirare e chiudere gli occhi. Infondo lo zen è proprio questo, cercare se stessi attraverso il silenzio.

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